Stephan Schmidheiny è stato condannato a quattro anni di reclusione per l’omicidio colposo di due persone di Cavagnolo morte a causa dell’amianto.

La prima sentenza dell’Eternit Bis: Schmidheiny condannato

E’ stata pronunciata quest’oggi, giovedì 23 maggio 2019, a Torino, poco dopo mezzogiorno la prima sentenza dell’Eternit Bis, il processo in cui la procura aveva chiesto l’incriminazione dell’imprenditore svizzero per i morti dell’amianto. Il pm Gianfranco Colace inizialmente aveva contestato, all’ultimo patron di Eternit Italia ancora in vita, l’omicidio volontario di centinaia di uomini e donne di Casale Monferrato, Cavagnolo e Bagnoli di Napoli.

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La condanna: omicidio colposo con colpa cosciente

Il gup Federica Bompieri, però, aveva riqualificato il reato in omicidio colposo con colpa cosciente. La conseguenza di questa decisione era stata il frazionamento del voluminoso fascicolo: per i due morti di Cavagnolo si è completato ora il processo di primo grado. Il giudice Cristiano Trevisan ha anche ordinato il pagamento delle provvisionali agli eredi delle vittime.
Alla lettura del verdetto era presente una delegazione dell’Afeva di Casale: la presidente Giuliana Busto, Bruno Pesce e Nicola Pondrano, il primo commento a caldo è stato di soddisfazione anche se hanno sottolineato come la strada SIA ancora lunga.

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Potrebbe essere richiesto il rinvio a giudizio anche per altri casi

A Napoli, la procura ha ottenuto l’incriminazione per omicidio volontario e lì è iniziato il processo. A Vercelli, dove sono approdate centinaia di casi di morti di Casale, i pm hanno notificato l’avviso di chiusura indagini anche in questo caso per omicidio volontario. Potrebbe non tardare la richiesta di rinvio a giudizio.
Schmidheiny era già stato giudicato nel maxiprocesso Eternit Uno, per disastro ambientale doloso permanente, ma, dopo le condanne in primo e secondo grado, a novembre 2014 il caso era stato giudicato prescritto dalla Cassazione.

Stephan Schmidheiny

Stephan Ernest Schmidheiny (Heerbrugg, 29 ottobre 1947) è un imprenditore svizzero, condannato a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino per il disastro ambientale provocato dall’amianto negli stabilimenti Eternit in Italia e nei territori limitrofi, poi prosciolto in via definitiva per intervenuta prescrizione del reato e rimasto unico imputato nel processo Eternit-bis per l’ipotesi di reato di omicidio volontario di 258 persone (Wikipedia).