Imprenditore nei guai per lavoro nero. Chiuso un ristorante a Formigliana, il titolare è un 53enne del novarese, come riporta NotiziaOggiVercelli.it.

Imprenditore nei guai per lavoro nero

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Vercelli, hanno deferito in stato di libertà un imprenditore 53enne residente nel novarese, ritenuto responsabile di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L’indagine ha avuto inizio nel febbraio scorso. I Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro unitamente a quelli della Stazione di Casanova Elvo hanno svolto un’ispezione presso un esercizio di ristorazione di Formigliana.

Cuoca e cameriera pagate 150 euro a settimana

Sequestrato un locale di Formigliana, denunciato il titolare (un 53enne novarese) per l’impiego di personale pagato in nero e pure sfruttato. L’indagine è stata portata avanti dai carabinieri di Casanova Elvo assieme all’Ispettorato del lavoro. In sintesi, sarebbe accertato che il datore di lavoro, approfittando dello stato di bisogno di donne disoccupate e con famigliari a carico, le aveva reclutate per lavorare “in nero” nel ristorante con mansioni di cuoca, barista e cameriera. Due di loro, però, sarebbero state sottoposte nel tempo a condizioni di autentico sfruttamento, pagate circa 150 euro a settimana, compenso palesemente difforme da quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria.

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Sottopagate e turni massacranti

Inoltre, è pure emerso che i turni di lavoro cui le donne venivano quotidianamente sottoposte erano notevolmente superiori a quanto disposto dalla normativa relativa all’orario di lavoro, ma anche che non venivano mai garantiti gli spettanti periodi di riposo infrasettimanale, analogamente alle ferie, mai concesse. La gravità del quadro emerso ha indotto il Gip di Vercelli a ordinare il sequestro del locale, nonostante il fatto che durante il periodo ispettivo le situazioni di due lavoratrici erano state parzialmente regolarizzate.

Rischia una stangata da 75mila euro

Ma l’”indice di sfruttamento” dei lavoratori era rimasto il medesimo di prima. Pertanto, nelle more delle ulteriori valutazioni della Magistratura il locale rimane in sequestro. L’imprenditore rischia sanzioni amministrative che potrebbero ammontare a circa 25.000 euro ed un recupero di oneri contributivi previdenziali di oltre 50.000 euro.

 

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