La commemorazione 45 anni dopo

Ieri mattina, domenica 13 maggio 2019, alla presenza di tutte le massime autorità alessandrine, e i famigliari di una delle vittime, l’Associazione nazionale Polizia Penitenziaria, sezione di Alessandria, di cui è presidente Antonio Aloia ha deposto una corona di alloro in memoria delle vittime.

Dopo 45 anni restano ancora domande senza risposta.

Fra le vittime l’appuntato Sebastiano Gaeta, padre dei due fratelli che ieri gli hanno reso omaggio, e il brigadiere Gennaro Cantiello. Alla cerimonia di ieri mattina , davanti al carcere di piazza Don Soria, c’erano sindaco, prefetto, presidente della Provincia, questore, procuratore della Repubblica, e la direttrice del carcere , una presenza «dovuta e sentita nel ricordo di cinque innocenti vittime di una follia, di un comportamento disumano».

I fatti

Era il 1974 quando nel carcere di piazza Don Soria ad Alessandria va in scena una rivolta. Era il 9 maggio e si concluse nel peggior dei modi il 10 maggio del 1974, quarantacinque anni fa.

Cesare Concu, Domenico Di Bona, Everardo Levrero, detenuti ritenuti tra i più pericolosi con tredici ostaggi raggiungono prima l’infermeria e poi i bagni. Dopo lunghe ed estenuanti trattative la rappresaglia finisce in un bagno di sangue.

I tre avevano erano in possesso di due rivoltelle, unico obiettivo: evadere. Il piano era stato organizzato da Concu e Di Bona (morti durante la rivolta) Levrero è stao coinvolto successivamente,  rimasto incolume, oggi vive all’estero dopo aver scontato una lunga pena.

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Le vittime

Sette le vittime: due detenuti autori della rivolta, due guardie e tre civili tra cui un medico, un insegnante ed un’assistente sociale.

Il medico Roberto Gandolfi, l’assistente sociale Graziella Vassallo Giarola (si era offerta convinta «di farli desistere»), Pier Luigi Campi, insegnante della scuola carceraria, gli agenti di custodia Sebastiano Gaeta e Gennaro Cantiello.

La lunga ed estenuante trattativa

I mediatori furono diversi, fra cui alcuni giornalisti e religiosi: tutta gente di cui per un motivo o per l’altro i rivoltosi si fidavano. Dettarono le condizioni certi che le loro richieste venissero ascoltate senza sacrificare alcuna vita umana, ma non andò così.

Era la vigilia del referendum per decidere se mantenere o meno la legge sul divorzio, un referendum che prevedeva un grande impegno di uomini nel servizio di ordine pubblico, arrivò l’ordine di chiudere la vicenda in fretta, contrariamente al volere del pm Marcello Parola, il quale suggeriva di «temporeggiare» e prenderli per sfinimento.

L’ordine di irrompere nel carcere: fu la strage

Nel pomeriggio la prima vittima: il dottor Gandolfi viene ucciso, poi l’ordine di irrompere e fu la strage: sette morti e molti feriti.