Molte le segnalazioni di avvistamenti, o presunti tali, avvenuti nell’ultimo anno nella nostra provincia e anche sui monti che sovrastano Ovada. E’ in corso un monitoraggio del lupo appenninico su tutto il territorio Piemontese messo in atto da vari enti e associazioni sotto il coordinamento delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese con l’obiettivo di fare chiarezza sui numeri dei lupi presenti nel territorio.

I controlli sulla presenza del lupo

I controlli sulla presenza del lupo con metodi scientifici erano partiti nel 2004 sull’Appennino nell’ambito del “Progetto Lupo“, avviato dalla Regione. Di ogni singolo branco di lupi vengono descritti l’evoluzione negli anni e gli spostamenti e vengono resi disponibili i dati delle ricerche sul campo e delle analisi di laboratorio.

La creazione del network sul lupo è stata finanziata con i fondi del Piano di sviluppo rurale della Regione e il monitoraggio oggi si estende fino alla pianura. Così riporta  Gabriele Panizza, funzionario delle Aree protette dell’Appennino Piemontese.

«Sull’Appennino da tempo sono stati individuati alcuni branchi. I giovani vanno poi in dispersione e per muoversi sul territorio utilizzano, per esempio, il torrente Scrivia. I lupi italiani, per fare un esempio, sono stati rintracciati persino in Germania e in Olanda, a dimostrazione della capacità di movimento di questo predatore».

Quanti lupi ci sono sull’Appennino Piemontese

I tecnici tengono sotto osservazione anche i quattro branchi sull’Appennino, formati da una media di tre-cinque individui per studiarne la riproduzione e quindi la dimensione.

“La presenza di un branco – sottolinea ancora Panizza – esclude l’insediarsi di nuovi individui, e di come il numero di lupi non possa “crescere esponenzialmente” come paventato in alcuni recenti articoli, in quanto il predatore si distribuisce su territori molto ampi (250 chilometri quadrati e oltre) in relazione alla disponibilità di prede, che sono costituite in prevalenza da ungulati selvatici. Ad esempio il branco di Marcarolo, monitorato dal 2004, si è mantenuto sostanzialmente stabile negli anni”.

Obiettivi

Obiettivo primario capire qualcosa di più di questo tipo di predatore. A fine 2019 saranno presentati i risultati degli studi in una serie di incontri pubblici per informare i cittadini e le amministrazioni locali sulla reale distribuzione di questa specie.

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Molte le segnalazioni di avvistamenti, o presunti tali, avvenuti nell’ultimo anno nella nostra provincia e anche sul territorio ovadese.  Coinvolti nell’operazione i carabinieri forestali, la Provincia, gli Ambiti territoriali di caccia (Atc) alessandrini, le Aree Protette del Po vercellese – alessandrino, l’Asl e il Club alpino italiano (Cai).

Un dato importante che il funzionario Panizza vuole sottolineare è la natura di questo animale infatti spiega che il monitoraggio vuole dare risposte certe se si tratti di lupi veri e proprio oppure di ibridi (cioè canidi frutto dell’incrocio tra cani e lupi; ndr).